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Di quale sviluppo abbiamo bisogno?

Da qualche anno si parla di utilizzare l’IDI (indice di sviluppo inclusivo) al posto del PIL (prodotto interno lordo). A differenza delle informazioni che il PIL offre su ricchezza e crescita, l’IDI si fonda sul concetto che la maggior parte delle persone non valuta il progresso in base a beni e servizi prodotti dall’economia in generale, ma dal tenore di vita posseduto dalla famiglia in cui si vive. Tenore di vita che può essere sintetizzato in un mix tra reddito familiare, opportunità lavorative, sicurezza economica e qualità della vita. Esso tiene infatti in considerazione lo sviluppo di un Paese, l’aspettativa di vita, il livello di povertà, il risparmio delle famiglie, il tasso di disuguaglianza, l’inclusione, l’equità intergenerazionale, la gestione sostenibile delle risorse naturali e l’aspettativa di una vita sana. Purtroppo sulla base di questo parametro, l’Italia si colloca terzultima tra le economie avanzate, davanti solo a Portogallo e Grecia, ed ultima tra i paesi del G7. In particolare l’Italia si presenta con un IDI in declino, caratterizzata da un basso livello di crescita e sviluppo, da scarse politiche per la sostenibilità e l’equità intergenerazionale e da un alto tasso di disoccupazione, soprattutto tra i più giovani.

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